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A lg f DPROTRI VOTO

PR

L'’EROISMO IN AMORE

MELODRAMMA SERIO IN DUE ATTI

DI LUIGI ROMANELLI

DA RAPPRESENTARSI

NEL

REGIO TEATRO ALLA SCALA

Nel Carnevale dell’ anno 1816.

MILANO

DALLA STAMPERIA DI GIACOMO PIROLA dicontro al suddetto R. Teatro.

NP. I pochi versi virgolati si omettono nella recita per maggiore brevità.

MUSIC LIBRARY UNC--CHAPEL HILL

iero nea

I

ARGOMENTO.

VA oo , Regina di Persia, conferi ad Arbace il supremo comando d'un esercito per andare incontro ad Orcano , Principe tributario, che aveva prese le armi per sottrarsi alla dipendenza. Era intenzione di Man-. dane, che tutta si distruggesse la famiglia del suddetto Principe ; e tal fu l'ordine, che n’ebbe Arbace da lei prima della sua partenza. Ma le avvenenti sembianze, e la desolazione d'Arpalice, figlia d’ Orcano,, lo colpi- rono a segno , che non solamente ne risentì pietà, ma sene innamorò , e ne ottenne corrispondenza.

Nel suo ritorno a Persepoli coll’ esercito vincitore affidolla ad alcuni pastori in una campagna poco di- stante ;} dove si trattenne egli alquanto , ordinando ad Idaspe , altro Generale (consapevole degli affetti d’Ar- bace, è suo segreto rivale, quantunque amico ) che con una parte dell’ esercito lo precedesse alla Città,

Dall’ arrivo appunto d’ Idaspe , e dall’ aspettazione del popolo ha principio la presente Azione,

La Regina più per amore già da lei concepito verso Arbace, che per guiderdone della riportata vittoria gli offre lu sua destra, e il suo trono. Arbace rifiuta luna, e l’altro: e quindi ha origine l’ indignazione di Man- dane contro di lui, e d' Arpalice ; alto scoprimento della quale contribuiscono moltissimo la gelosia, e la mali» gnità d’Idaspe. Al

Poco dopo Belesi, fratello d' Arpalice, creduto estin- to, coî raccolti avanzi dell’ esercito fuggitivo marcia rapidamente verto Persepoli: ma è di bel nuovo battu- to, e fatto prigioniero dallo stesso Arbace ; il di cui eroismo, non che quello. d'Arpalice , e della Regina ‘mette fine all’ azione: alla quale viene aggiunto qualche interesse da Barsene amante tradita d’ Idaspe, dall’ospi- \talità del pastore Eumene , e particolarmente dalle cu-

‘re di Megabise, padre d'Arbace.

4 PERSONAGGI.

MANDANE, Regina di Persia, amante d' Signora Elisa Manfredini. ARBACE, General supremo degli eserciti della Regina, ed occulto corrisposto amante d' Sig. Claudio Bonoldi. ARPALICE, orfana d’Orcano, Principe ribelle d'una parte della Persia. Signora Maria Marcolini.

MEGABISE, Grande del Regno, padre d’Arbace. Sig. Giuseppe Begnis.

gt altro Generale, consapevole degli oc- culti affetti d’ Arbace, e suo segreto rivale, quar Lio hai app arentemente amico. Sig Giovanni Berretta. BARSENE, confidente della Regina, amante tradita d'Idaspe. Signora Annibaldi Lutgard. ELESI, germano d’ Arpalice creduto estinto. Sig. Lodovico Bonoldi. EUMENE, vecchio Contadino. Sig. Gaetano Pozzi.

i Popolo. Copri pri dell'uno, e dell'altro sesso. | oldati Damigelle. Altro Popolo, Contadini, Soldati, e Damigelle che non parlano, Pastorelle, e Pastori, ehe danzano.

La Scena si finge in Persepoli, e nelle sue da

Musica nuova del Sig. Maestro FERDINANDO Pin

In mancanza della Signora Elisa Manfredini, ‘anterà la Signora Teresa Zappucci.

In mancanza della Signora Maria Marcolini, ;anterà la Signora Barbara Carrara.

In mancanza del Sig. Claudio Bonoldi, sup- lirà il Sig. Giuseppe Brusati.

—«a=st>_ >_> CTD__C on

Maestro al Cembalo Sig. Vincenzo Lavigna. Primo Violino, Capo d' Orchestra Sie. Alessandro Rolla. Altro Primo Violino in sostituzione al Sig. Rolla Sig. Giovanni Cavinati. Primo Violino de’ Secondi Sig. Pietro Bertuzzi. Primo Violino per i Balli Sig. Ferdinando Pontelibero. Primo Violoncello al Cembalo Sis. Giuseppe Storioni. Altro primo Yioloncellu Sis. Pietro Rachele. Primi Clarinetti a perfetta vicenda. Sig. Pietro Tassistro. -- Sig. Felice Corradi. Primo Corno di Caccia Sig. Luigi Belol. Primo Fagotto Sig. Gaudenzio Lavaria. Primi Contrabbassi sis Giuseppe Andreoli -- Sig. Francesco Iserik, Suonatore d'Arpa Sig. Clemente Zanetti,

ea)

Direttore del Coro

Sig. Gaetano Terraneo. eu ——__——z>-@

Copista, Suggeritore, e proprietario della Musica Sig. Giovanni Ricordi. & raro WD Cao Inventore degli abiti, ed attrezzi Sie) Giacomo Pregliasco, A. Disegnatore. «rr © nc Capi Sarti Da uomo Da donna

Sig. Antonio Rossetti. Sig. Antonio Majoli.

Capo Macchinista Sis. Francesco Pavesi. Sotto-Capi Signori Antonio Gallina. -- Gervaso Pavesi. © —P siro <> —ssio— ® Capi. Illuminatori Signori Tommaso Alba. -- Antonio Maruzzi. mezzo) nce Berrettonaro

Sis. Giosuè Parravicino.

PRIMO BALLO CESARE IN EGITTO

SECONDO BALLO I L'ALLIEVO DELLA NATURA.

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Le Scene tanto dell’ Opera quanto de’ Balli sono tutte nuove disegnate e dipinte dai Signori

‘ODIUAA INNYVAOIS)

ALessanpRO SANQUIRICO.

8 PERSONAGGI BALLERINI.

Inventore e Compositore de’ Balli Sic. GAETANO GIOsA.

Prime Ballerine serie Signora Antonietta Millier. —- Signora Antonia Dupen.

Primi Ballerini serj Sig. Giovanni Coralli. -—- Sig. Caterino Titus

Prinae Ballerine di mezzo carattere i Signore

Giuseppa Pacini, Maria Combi, Ciarice Baruffaldi.

Primi Ballerini per le parti serie Sig. Giuseppe Bocci. -- Signora Maria Combi.

Ballerini per le parti giocose

Signora Celeste Viganò. -- Sig. Giovanni Francolini,

Altri Ballerini per le parti Signori Gio. Grassi, Domenico Rossi, Carlo Bianciardi, Giacomo Trabattoni, Pietro Trigambi, Filippo Ciotti, Pietro Cipriani, Ludovico Cinziani.

Altre Ballerine per le parti Signora Maria Bocci. Signora Maria Bresciani.

Ballerine dell’Accademia dei Reali Teatri Signore Margherita Bianchi, Giuditta Soldati, Carol. Sirtori, Maria Santambrogio, Lucia Rinaldi, Amalia Brugnoli, Adelaide Grassi.

Corpo di Ballo

Signori Giuseppe Nelva. Carlo Uasati. Giovanni Goldoni. Gaspare Arosio. Luigi Sedin. Carlo Parravicini, Giacomo Gavotti, Siefauo Prestinari. Gaetano Zanoli. Giuseppe Rimoldi. Francesco Citterio. Luigi Corticelli, Giuseppe Villa. Giovanni Baranzoni. Eufrosia Costamagna. pe Francesco Tl'adiglieri, Carolina Guzelloni. Carlo Mangini. Teresa Bedotti,

} Gaetana Pitti.

Con numero quaranta Ragazzi,

Siguore Teresa Ravarini. Barbara Albuzio. Francesca Trabattoni. Maddalena Bianeiardi. Antonia Fusi. Angela Nelva. Antonia Barbini Casati. Maria Ponzoni. Agostina Rossetti. Massimiliana Feltrini. Rosa Bertoglio. A Caterina Massini.

Anna Mangini.

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ATTO PRIMO.

SCENA PRIMA.

Grand'Atrio terreno nella Reggia di Mandane con veduta d'una parte della Città.

Coro di Popolo, che annunzia il ritorno d’ Arbace vincitore dei Ribelli. Alla testa dei Soldati è Idaspe. Non tosto son essi disposti în ordine, che comparisce Megabise, e Barsene,

Coro.

Cha le vetuste imprese Scorda la Fama, e tace: E va loquace -- e rapida Del solo invitto Arbace Fra i più remoti popoli Il nome a replicar.. Id. (Io ne ammirai sul campo L'indomito valore : Non è la gloria, è amore, Che suo.rival mi fa. ) Bar. Tecg ritorna, Idaspe , La mia smarrita calma: Alfin per te quest alma Altro a temer non ha. Mez. Degno di me ritorna , - Al figlio ai sguardi miei : Tanto v'è cara, o Dei,

La mia canuta età 1 I

IO ATTO

Bar. Tu non rispondi? Ì (ad Id.) Meg. | Il ciglio (al medesimo) . Qual mai pensier t'ingombra ? Bar. Non m'ami più? Meg. Col figlio Neon hai comun l’onor? Id. L'onor, che vanti, è un'ombra,

Che costa tante vittime Al vinto, e al vincitor.

Megabise, Barsene e Coro.

Salva è la patria, e il trono: Lieta respiri ogni alma. Id. ( Dolente io sol ne sono. ) Meg.Ba.Rendi al tuo sen la calma (ad Id.) Apri alla gio)a il cor.

Id. (Ah! non lo soffre Amor.)

Megabise, Barsene e Coro.

Minacciava i nostri lidi. Atro nembo in fier sembiante: Ma lo ruppe un solo istante, I d'aspetto il ciel cangiò. fd. \ (Fui perduto allor, ch'io vidi D' Arpalice il bel sembiante: “i Pace mai da quell’istante Più non ebbi, e non avrò.) © 8ar.lo non comprendo, Idaspe, onde in te nasca Questa, che t'opprime, Eccessiva : pietà. Meg... Chi nacque allarmi, | O vinto freme, o vincitore esulta. Altra ragione occulta _. Forse... ma la Regina a noi sen viene. {d. (L' affanno mio dissimular conviene. )

PRIMO. vr SCENA IL.

Mandane preceduta dalle sue Guardie, ed accompagnata dai Grandi del Regno, e dalle Damigelle, e detti.

Coro Cio più fasto, e in lieto viso, Donna eccelsa il soglio ascendi, Or che riede il Duce assiso Su i trofei del vinto Re. Man. Più, che il favor di Giove, Più, che la mia vittoria, Sempre diletto, e gloria Mi fia la vostra fé. Coro Più chiare ognor le prove Avrai di nostra fè. Man. Il valoroso Duce, | Che luce -- accrebbe al {tono, Vedrà, se grata io sono, Mercedé avrà da me. Coro Le ricche ‘ei ti conduce Nemiche spoglie al piè. Man. (Della mia destra il dono, Se tu m'ascolti, Amore, Sarà di questo core, Come del suo merce. ) Sovraogni padre andar tu puoi dbadiola Meg: ») Di gran figlio. Oh quanto Ad ambi 10 deggio! Meg. Il tuo bel cor misura Dalla propria grandezza, e non dall’ opre. I merti altrui. Man. Se fosse vero, a fronte Della virtù d’ Arbace, oggi men grande To diverrei. Ma perchè ‘mai lento {ad Zd.) Nei trionfali onori I Viene il frutto a raccor de’ suoi sudori ?

ATTO Ia ° Che il prscedenti egli m'impose : io dirti Altro non so. (Lo sa pur troppo il mio Geloso cor | ) Man. Che il popolo l’attende, Che di vederlo impaziente io sono Figurarsi dovria. (Barsene, oh come Io son felice in questo dì! tu sola, Di mie fiamme segrete Fedel custode , immaginar lo puoi). Bar.(1 dolci affetti tuoi Protegga il ciell ) Mex. .. Delle festive trombe Odi, Regina, il suono. Man.( Qual palpiti | LA) Id. Ecco il Duce.

Meg. Ascendi il trono, Coro Dal chiaro, e fertile (mentre le Trup- Campo di gloria pe sfilano)

1 figli tornano Della vittoria, Che tanto sparsero Per noi sudor.

Gli sguardi pascola In quelle squadre Più d’ una tenera Felice madre,

E in sen le palpita Di gio)a il cor.

SCENA UcFII.

Arbace in cocchio trionfale con ricco , e numeroso seguito, e detti.

È 4rb. di e sovente in mezzo all’ire (a Mand.) Invocai, dell’ Asia onor. i

Il tuo nome al nostro ardire Fra sprone, e alte terror. (discende dal cocchio)

i PRIMO. 15 Man. ‘Ai trionfi il brando usato Tu snudasti in campo ancor. Più, che al mio, sorrise il Fato Al tuo nome, al tuo valor. (discende dal

Arb. Del mio trionfo altero .. trono) Teco è diviso il vanto. uan. Dell’ Asia io pur l'impero -

Dividerò con te, «rb. (Che mai vuol dir?.. che ascolto?) Man. (Oh ciel!.. si turba, e tace?) Arb. (Quel ciglio ..

A {Bir (Oh Dei...)

Mani. (Quel volto...) Arb. Regina... I

a 2 (Oh stelle!..)

Man. pos Arbace .

Arb. è mi confondi... ) 1:

Man” aaTu non rispondi... (Ohime!..)

Arb. ( Che d’'altr' oggetto

lo vivo amante, Dal rio sembiante Conoscerà.)

Man. ( Che d'’altr oggetto Sia forse amante, Il suo sembiante Temer mi fa.)

a 2 Più me stess) in me non trovo:

Gela al Lia ad ogni accento.) Non temer; verrà il momento, Che il mio cor si spiegherà. Man Prima, che il sol tramonti, alle mie stanze : Recati, Arbace: ivi da me saprai Qual destino ti attende. Arb. A me, Regina, E legge il tuo voler. ( Ma pria la bella Arpalice io vedrò.)

I ASPINO Man. Meglio i miei sensi Conoscerai. ( De’ suoi trasporti appieno Scoprirò la cagion.) Arb. ( Pena, e non premio Sarebbe a me la destra sua. E Man. D' Orcano L’abborrita famiglia Tutta perì? Delle paterne TRL Troncò gl’ infami eredi Un c6lpè sol? i Arb. Tu l’imponesti, e il chiedi? Man.Tutti ha compiti i voti miei quell’ empio Sangue , che tu versasti : Deggio, e voglio esser grata : e ciò ti basti. (Man. parte col suo seguito: il popolo si disperde.)

SCENA IV. Arbace, Megabise, Idaspe.

ar6.À1 dover di vassallo alfin succeda Il più sacro di figlio.

Id. (Al mio disegno Giovi l'amor della Regina.) (partendo) Meg. Io sento,

Mentre al mio sen ti stringo Rinvigorir l’età.

Arb. Presente io t’ ebbi Nelle battaglie : e non temei, che fosse Più, che una vita a prezzo vil serbata, Grave.a'te la mia morte.

Meg. I primi sensi, Ch'io t Inspizal,, fur questi.

Arb. ver.

Meg. Ma dimmi:

Onde le smanie tue, quando parea,

PRIMO. 15 Che la Real sua destra offrir volesse Mandane a te? con tanto ardor gli accenti Perchè troncarle ? Arb. Ah! padre, è in nol l’amore Sue non legge; e la Regina Istessa Ne fia convinta. Mer. E se persiste? «4rb. Allora . Un aperto rifiuto La disinganni. Meg. Ah! non vorrei... Arb. Dilegua Le tue dubbiezze. Meg. (Io di mestizia, e duolo Ho il cor presago.) Arb. (Ad Arpalice io volo.)

(partono) SQENA'° V.

Amena Campagna sparsa di parecchi Casolari: Colline: Scoscese Montagne. In distanza si scorge la Città di Persepoli.

Coro di Pastori, e di Pastorelle. Al comparire d' Arpalice con al fianco una fra esse, che porta una picciol’ urna , altri Pastori, e P'asto- relle danzando la circondano, e le offrono varj mazzetti di fiori. |

a Coro.

Bia da questo suol, cure tiranne, Del fasto amiche, e dei scolpiti argenti. Una parte del Coro.

Dolce cura è fra noi dalle capanne Guidar sull’ alba al pascolo gli Armenti.

16 ASTRO «Altra parte

Spiegare al suon delle ineguali canne Rustici sì, ma non venali accenti.

Tutto il Coro.

Il rio, che passa, o l’aura tra le fronde, O dagli antrì vicini Fco risponde. _Arp.Leggiadre Ninfe, lo riconosco, e accetto Nei doni, che mi offrite, il vostro affetto: Dolce asilo, e beato Questo sarebbe a me, se non recassi Meco, dovunque io vada, L'affanno mio. Tutto perdei; patria, padre ho più, più germani: il cieco Marte in campo gli estinse; e se le piaghe Io ne lavai col pianto; e se in quest'urna Han le ceneri lor pace, e riposo, Fu sol mercè del Vincitor pietoso. Sacre ceneri adorate, Cui negato è il suol natio, Se v'è caro il pianto mio, Perdonate al Vincitor.

Coro (Ah! costei ci spezza il cor.) (tra loro) Arp. Pria la pietà lo vinse, E poi lo vinse Amor. Coro Fra lacc) suoi ti avvinse (ad Arp.) Per tuo conforto Amor. Arp. . Ahl forse 'almen lo spero,

Voi, floride pendici, Sarete spettatrici Di mia felicità.

Coro Ah! sì, de’ tuoi nemici Amor trionferà.

PRIMO. 17 Arp.Giusto ciell se non fosse Gratitudine , Amor; dopo l’ eccidio De’ miei più cari, eh come Soffrir potrei la luce? Ah! non rimane A quest'alma smarrita, Che Arbace sol per non odiar la vita.

SCENA. VI «Arbace, e detta, indi Megabise.

Arb.Mio bel tesoro, eccomi a te.

Arp. Mia speme... Ma... oh Diol qual mai ti freme |

‘Ira sul volto?

Arb. Il nuovo Sol coi primi Raggi sacri alla Persia Pronubo fia di nostre nozze..

rp. I dolci Voti miei son pur questi; e tu l’annunzio In minaccievol atto A me ne rechi?

«rb. Aure più liete altrove Andremo a respirar.

«Arp. Ma non dicesti, Che da Mandane èàvresti Ottenuto .

Arb. Jo tel dissi... è ver... ( L'insane Ardor della Regina Svelarle.... ah! no.)

5... CRE Dunque ?.. prosegui.

Arbi (Un colpo Io le darei troppo fatal.)

Arp. Comprendo:

Tutto d’Orcano il sangue

Sino all’ ultima stilla

Si versi pure: aprimi il seno ; appaga La sete di costei.

18 ATTO | Arb. Prima in me stesso Volgerei quest'acciar. Meg. (Che veggiol) (în disp.) Arp. E vuol Con me ramingo . «Arb. lo voglio La destra tua, qualunque sia la sorte, Che mi sovrasta. Meg. «(Or la cagion intendo Di sue ripulse.) | Arp. Arbace... ahl pensa... un giorno Ti potresti pentir. ‘Arb. Comel.. e mi credi Capace?.. ohstelle!.. e amar mi puoi? Arp. Perdona... Errai, lo so: non t'adirar: mi calse Del tuo destin più, che del mio. Tu vedi, S' io t'amo. Arb. Ahi sì, mio ben... Arp. Dove ti piace, Guidami pur, bell’idol mio. Meg. (Che ascolto!) "Total figlio | (scoprendosi) rb. Eterni Dei ! (sorpreso) Arp. Qual 0 (egualm.) a 3 Gli sguardi... più lenti. Più tardi... gli docenti - Dell alma s6spni Son prova fedel. Che fiera sorpresa ! Che sorte crudel!

Meg. Destra real disprezzi, (ad Arb.) Che ti solleva al trono.

4rp. Che sento!

Arp Ah! padre...

Meg. ; Ai vezzi

Di vil donzella...

PRIMO. 1g

Arb. Io sono...

Arp. lo son la rea: condanni (a Meg. in- Me sola il tuo rigor. terromp..Arb.)

Arb. I suoi pietosi inganni i Non oda il tuo rigor.

Meg. Io fremo: ai vostri affanni

| Si accresce il mio rigor.

a 3 barbare vicende

lo non provai finor. Meg. Cadrà per questa mano (ad Arb. sgua;- nando la spada, e minacciando Arp.)

Chi tolse a te la pace.

Arb. Son figlio, è ver; ma invano (frappo- Lo tenteresti... nendosi) Meg. . Audacel (al figlio) Mi segui. (volendo condurlo seco) Arb. A torto il chiedi. Arp. Cedi... (ad Arb.) Arb. Non fia. Arp. Che pena! Quell’impeto raffrena. (al medesimo) Abbi di lui pietà. (a Meg.)

Arb. Che a mio danno il ciel s' adiril! Serberò costante, e forte . Sino agli ultimi respiri Del mio cor la libertà. Arp. Se non vagliono i sospiri, 5 Invocar non so, che morte: E In quegli ultimi respiri Il destin placherà. Meg. |A quei fervidi sospiri, (esaminando i tra- All’orror di sue ritorte sporti del figlio) Non comprende i miei martir) Chi di padre il cor non ha. (Arb. parte traendo per mano Arp.)

20 i FASTDO

Id.

SuSE Nos VELE Megabise solo.

Chi mai pensato avrebbe,

Che a spregievol face

Ardesse, avverse stelle, il cor d' Arbace ? Incauto figlio ! ecco sul fior troncate

Le sue, le mie speranze! Ah! voglia il cielo, Che un passaggier sia questo

Delirio giovanil |! Si asconda intanto All’amante Regina

L'ignobil fiamma : ed altra via si tenti Per sottrarlo al. periglio ;

Voi porgetemi, o Dei, forza, e consiglio.

(parte) SCENA. VIE Gabinetto. Idaspe; indi Mena poi Mandane.

Che Arpalice 10 palesi

Ah! non fia vero. Il trasgredito cenno Forse ad Arbace costerebbe o vita,

O libertà: ma che sarebbe poi

Di le1, che adoro, ancorchè ingrata? il frutto Dell’opra io perderei, Per or. mi basti L'aver destato alla Regina in petto

Di fiera gelosia vago sospetto.

Bar.Onde questa deriva ;

Id.

Bar.

Idaspe, in te strana freddezza?. (Oh quanto Importuna è costeil ) Rammento ancora I tuoi sospiri allora, Che l'improvvisa, e fiera

PRIMO. DI Ti divise da me tromba guerriera,

Ed or.

Id. Se tu chiami freddezza il mio Prudente meditar . . ma la Regina Ver noi avanza.

Bar.. Ed ha turbato il viso.

Man Del salutare avviso Grata io ti son: ma il dubitar mi giova, Che sia già schiavo Arbace Di straniera beltà, finchè |’ occulta Mia rival non si scopra. Id. Saggio è il pensier. Man. Tu dunque a ciò ti adopra. Id. Ubbidita sarai. (Dove soggiorna (resta frat- tanto Man. in attitudine di meditare) La mia nemica, anzi che il sol rinasca Di capanna iu capanna Rinvenire io saprò. Di me si fida «| Arbace; e Amor mi servirà di guida.)

Bar.( ssa è pensosa.) . Losservando Man.) Man. Ad eseguir t'affretta. (ad Id) Ritirati, Barsene. 1 miei pensieri Han bisogno di tregua. . (ar. si ritira) dd. ( Invan la speri. | (partendo) SCENA TX. i Mandane sola : indi Coro di Guardie. Notte.

Bian. Notte, fedel custode Degli arcani d’ Amor, te, notte, invoco. Placida consiglierà De’ mortali tu sei. » Teco vegliando , » Sulle umane vicende » Il saggio apprende ---a meditar. Divide » Tego gli affanni suoi,

22 ATTO » Dell’ Orfanel, che dorme, al fianco assisa » La Vedovella, e lui destar non osa. Odi me pur pietosa ‘© Nel silenzio comun. Così le sacre Ombre tue non profani Giammai furtivo acciar, man rapace. © Pace io ti chiedo, pace -- o almen consiglio. Ma che?.. su questo ciglio L'ali Morfto scuotendo umide, e chete, Par, che il pigro già versi umor di Lete. (siede) Sonno, che sei de’ Numi Dono soave , e caro, Di tregua ai stanchi lumi Deh! non mostrarti avaro: Se calma -- avranno i sensi, L'alma -- ristoro avrà. (siaddormenta) { Dopo breve pausa ella sogna, e vede Arbace seduto sotto un ameno boschetto con Arpalice al fianco. Diversi, Pastori, e Pastorelle danzano intorno ad essi, che si abbraccidno, e si accarez- sano. Musica analoga. Coro di dentro.) Al foco accesa Di pura face Esulta in pace, Coppia fedel. Quì degli Amanti I dolci istanti Mai non rattrista Sdegnato il ciel. lan. Ahimé!.. qual vistal.. Che fai?.. crudell.. —(interrottamente; e dormendo) (All'improvviso scompare il Sogno $ nel tempo stesso comparisce la Gelosia, Odio, e la Ven- detto in guisa di furie, che scagliano un serpe nel seno di Mandane, e fuggano. Mandane si desta nella più terribile costernazione.) |

PRIMO. 25 Man.Crudell.. m'ascolta...invan mi fuggi. oh stellel, Che vidi mai?.. qual mi ferì l’orecchie D’ amorevoli accenti ingrato suono ? Ah! non fu sogno il mio... sprezzata io sono. Io sprezzata?.. olà.. (chiansando) Coro Che brami? Man. Megtra ho i serpi in seno: Deh! sciogliete all’ire il freno, Secondate il mio furor. Coro Tu ci guida ove ti piace, Pronto è ii braccio, e pronto il cor. Man. Di soffrir non son capace Un ingrato, un traditor. Vindice il ciel dei torti . Oda le mie querele: so Sarei ver me crudele. Mostrando a lui pietà. Coro Il suo tremendo scempio Esempio -- ai rei sarà. (Man. parte, e le Guardie la seguono. )

SCENA Xx. Ampia Capanna. = Spunta. l’ aurora.

Arpalice, Arbace, ed Eumene vecchio Pastore con altri Contadini; che hanno fra le mani diversi istrumenti dei loro lavori.

00 i ali alle piante Amor ne: diò.

rp. Dell’ aspro Cammin la noja io non conobbi.

Eum. in questo Rustico sì, ma sgombro. Dalle cure mordaci umile albergo, Che fu mai sempre agl’infelici asilo Riposar vi potrete.

ATTO

Avrai qual merti

2

Arb. Da noi mercè. Eum. Nell opra io l'ho: d' tro Mi curo. Addio. La rinascente aurora Offre nel mio tugurio Della vegliata notte a voi ristoro, E noi richiama al solito lavoro. | © (Eum., e gli altri Contadini partono)

SCENA XI. Arpalice, ed Arbace: Arp. On se dato mi fosse

Eternamente in rozze lane avvolta Teco quì rimaner! Arb. Dove tu sei Tutto è gioja per me. Così potessi Rinunziar senza tema, perderti per sempre, agli ag) e al fasto Di regia corte! Arp. Oh povertà felice | Ove de’ propr) affetti Ciascun dispone a suo piacer.

Sa

Arb. Lasciarti Per or m'è forza. Arp. Oh Dio! Arb. _ . Convien del pad

Placar lo sdegno, e di Mandane offesa. Dal mio rifiuto.

«Arp. Ah! chi sa quante in uso Porrà minaccie, arti, e lusinghel

«Arb. E puoi Temer di mia costanza? pr

drp.i ATC E che non teme Chi vive in odio al ciel? ot.

«Arb.

Arp.

PRIMO. 2a, Numi! che ascolto E l'ascolto ‘da te?.. poca fede, Ingrata! io meritai? questo è quel colpo, Cui resister non so.

Perdona... il labbro

Troppo trascorse. Ah! cessì ,

L'ira in quel volto. Il fallo mio detesto: Hai ragion di lagnarti: M' affido a te: dammi uno rd e parti.

Arb. Sgombra dai sen, mia vita, La tema, i dubbj tuoi: Tu fai mortal ferita Al tenero mio cor.

Arp. Che vacillar tu puoi, Timido Amor m'addita: Ma un sol de’ sguardi tuoi Dilegua il mio timor.

4drb Più non dirai...

trp. No, caro: Sulla tua riposo.

a 2 Così ver noi pietoso Alfin mostri il Ciel!

Arp Ritornerai ?

Arb. Fra poco.

Arp. Ti serberai?

s4rbd. Costante. Io sono?..

rp. Il mio bel foco.

Arb Tu sei?..

Arp. La tua fedel.

a 2 Qual piacer! che bel momento!

Qual obblio de’ nostri affanni!

1 presag) in petto io sento

Della mia felicità. (Arb parte: Arp. lo accompagna sino all’ uscita. della ca panna, lo segue cogli occhi; indi ritorna sul d’ avanti della scena.) 2

26 ATTO 9'CUETN ALSKAI:

Arpalice sola, indi Idaspe. Arp. A voi, clementi Numi,

Raccomando il mio ben. Dovunque ei Vida Scorgete i passi suoi: gli sia di scudo In qualunque periglio | Il favor vostro.

Id. (Inosservato i0 vidi Quindi Agbiitoi sortir; non dubbio indizio, Che Arpalice qui fosse.)

Arp. ‘(Oh stellel Idaspe!.. Pia; fugga.) (in atto di ritirarsi) Id. (Eeco il momento Opportuno ‘a’ miei voti.) Odi.. (ad Arp. irattenendola) Érp. CA che vieni? | Lasciami. SUR Id. Ahl no. Arp. Guai, se seoprisse Arbace ; Che suo rival tu sei! Id. Non è l’amore,

Che qua mi spinge; è la pietà, ch'io sento.,. Dell’amico, e di te.: Perduti siete: Tutto è noto a Mandane.

SCENA XIIL dArbacé affannato, e detti.

Arb. Ani mio tesoro, (ad dn) Come salvarti cgil rh quì? (ud Id.)

d. Mi trasse 4 TI Medio: di saper... (alquanto confuso) pr Propizio Alea (ad Id.)

AI me Civ

PRIMO. aa

Arp. Ma dimmi almen... (ad Arb.)

Arb. Circonda Le vicine capanne Una siepe d’ armati: a noi si avanza Fra Reali Custodi... i brevi istanti Ah! non perdiam. Questa i io t'affido, amico,

(ad Id. volendoli consegnare Arp ) Parte di me: tu la conduci...

Arp. Oh stelle (ad Arb.) Che dici mai?

rb. L'altrui ricerche intanto Ritarderà la mia presenza.

Arp. Invano (ricusando Senza te.. di partire con Id.)

Arb. Non opporti; e sia conforto All’amor Vl amistà.

Id. (Sor quasi in porto.)

Arp.Non fia ver. (VETRI

Arb. Ma perchè?

Arp. Dove tu sei, Perir voglio.

Arb. La tua salvezza io voglio: Tronca gl'indugj. Ove il pregar non basti, Valga il comando. sa voor forza)

Arp. Ah! per pietà.

«4rb. di affretta.

Arp.Ah! sappi... Oh Diol..

Id. (Che osasse. Costei scoprirmi?)

Arp Ad altra scorta Guest,

Zarb Quella d'Idaspe è "i più fida.

Arp. ART PECE Arb Spiegati. TALI I Arp. Il dirò pur... sappi, ch'ei m'ama,

Che tradisci te stesso.

Arb.Che ascolto? e disse il ver? —— (ad Id.)

28 ATTO Id. Sì, lo confesso. Se d'esser mia ricusa, (risoluto). © Tua non sarà. | Arb. Perfido amico! a questo Alcciarka (snudando la spada) Id. Col mio rispondo. (egualmente) Arp. Oh Dei! fermate.((frap-

ponendosi) SCENA XIV.

PI

Mandane, Megabise, Barsene, Damigelle, e Coro di Guardie da una parte: dall’ altra Eumene, Contadini, e Coro di Contadinelle.

ManCne veggio ! Meg. Oh Ciel! Man. Qual mai furor v'inspira? Onde quei nudi acciari? onde quell’ira? Quelle spade, il cui baleno Fu terror de' miei nemici, Ad aprirvi, incauti! il seno Voi snudate? . (AArp., Arb., ed Id. | L restano mortificati) Meg. (Oh mio rosssor?) Man. Chi vi sprona? è forse Amor? | Voi tacete? Meg. (Oh funesto!) Id. (Di vendetta il tempo è questo.) «Arp. «Arb. (L'ormeio scorgo in quelle ciglia(ossere. | Del sospetto, e del furor.) Man.) Id. Vedi in lei d'Orcan la figlia: (accen- nando alla Regina Arp., indi Arb.) Chi l’adora in lui ravvisi. |

Man. Ah! che sento! «drb Ahl traditor! (verso Id.)

Man. Scellerati] ah! sian divisi: E serbati al mio rigor.

zÎfrb. Arp.L'ombre nostre anche agli Elisi

Bur. Id.

Coro

Meg.

Man.

Arb.

Arp.

Man.

Meg.

Man.

Arb. Arp.

PRIMO.

20)

Porteranno il primo ardor. Man., Meg., Arp., Arb.

(Quel, ch'io tema, o quel ch'io speri, Non distinguo in tal momento: In balia de’ suoi pensieri L' alma incerta errando va. All'idea del gran cimento Ah! si scuota, e vincerà.) (ciascun (Fece Idaspe un tradimento da se) All’ amore, e all’ amistà.) (Io la mia scemar già sento Nell’altrui calamità.) (Quanti oggetti di spavento Oggi il Sol fra noi vedrà.) Per te mi fu sinora Caro di padre il nome: Oh come adesso, oh come Pena, ed orror mi fa. Non so, se più di sdegno, Che di vergogna avvampo: Per voi non v'è più scampo, Non v'è per voi pietà. Per lei, che m'innamora Tutto a soffrir son pronto: Saprei de’ Numi ancora Stancar la crudeltà. Tua prigioniera io sono, (a Man.) Ma serberò costante, Come farei sul trono, Dei cor la libertà. Che strano ardir! i Che affanno!

Voi perirete insieme. Non paventar, mia speme. Ben mio, nor vacillar.

50. ATTO PRIMO. Mun.Son qual nembo, che rapido, e fiero L'alte moli urta, spezza, e devasta: Di quel colpo, che a voi già sovrasta, Alme ree, cominciate a tremar. | . (ad Arp., ed Arb.) Mez.Sei qual nembo, che rapido, e fiero (a Man.) L'alte moli urta, spezza, e devasta: (Di ‘quel \colpo, che al figlio sovrasta, Giusti Dei, già comincio a tremar!) (da se)

Arp., Arb.

Son qual rupe, che indomito , altero Erge'il capo, e coi nembi contrasta: quel colpo, che a me già sovrasta, E’ capace di farmi tremar. (a Man.)

Id., Bar., e Coro di Guardte.

Se il voler di chi regge un Impero A. frenar quegli audaci non basta, Vegga alfin chi al tuo cenno contrasta, . Che tu regni, e puoi farli tremar. (a Man.)

Eum., e Coro di Contadinelle.

(Contro lire d’ un labbro severo Solo Amor li difende, e contrasta: quel colpo che lor già sovrasta, E’ capace di farli tremar.) (fra loro)

Fine dell'Atto primo.

“ATTO SECONDO,

SCENA PRIMA, Amena Campagna; come nell’ Atto I.

Belesi, al di cuî fianco è un Ufficiale di»rango, con seguito di Soldati, e Coro di Pastori, e di Pastorelle.

Coro De suoi disastri ad onta (a Bel.) ;edac Era tra noi felice, Quando su lei l'ultrice Destra real piombò. Pur non cangiè sembiante IL’ intrepida Arpalice; E al par del Duce amante, Che non temea minaccia, Alla Regina in faccia Gli affetti suoi vantò, Bel.»Se tanto ‘dunque in voi »Sdegno, ed orror. destò della Regina »ll soverchio rigor; se tanta esige »D’ Arpalice il destino »IDa voi pietà, me suo german, da lei »Creduto estinto, ah! non tradite. lo venni. (il Coro si disperde) »Per salvarla, o perir Frappoco ldaspe (rivolgendosi all’Ufficiale; che gli è al fianco) Quì giungerà. Spera costui, servendo A’ miei disegni, la bramata destra D'Arpalice ottener. So, ch'ella è cara,

To ATTO

Id.

Bel.

Id.

Bel.

Bel.

Id. Bel.

Fd:

Bel.

Farnaspe, a te, cui deggio

1 giorni miei. Tu all'ostil brando offristi

Altri in mia vece, e alla pietosa frode

Soiiglianza giovò. Soffri; che forse

Ài tuoi finor mal corrisposti affetti

Non è lontano il guiderdon, che aspetti. (in atto di partire insieme all’ Ufficiale)

SCENA 1I.

Bue pSt

Idaspe, e detti.

Ebben? Versasti il foglio? , E pronto: Prendilo. (ati consegna un foglio piegato, Ad Arpalice c siaiiat

| Farò, che giunga, e a lei soy ae? Io finsi, Che sostenuto Arbace. Sarà da me; che un mio segreto messo Già lo prevenne; e ch'ei dell'opra è paga. Necessaria menzogna. Che Mandane

Essa lusinghi, e intanto O coll’ oro, o col pianto I custodi seduca; onde sia posto L'amante in libertà. Che poi nel fiero Civil conflitto ignota man l’uccida ; Che perisca Mandane ; e che sicura Torni Arpalice a te; sarà mia cura. Tutto i 10 farò, ma ti sovvenga . “I mio Dover m'è noto: il tuo compisci. Addio. (parte col compagno, e col seguito.)

SECONDO. 35

VO ENA ‘LIL ITdaspe solo. ici il folle, ch'io speri

Di placar la germana, e che la destra - wNe ambisca ancor. Dal primo istante in odio ,

»Io già le fui: nuova cagion lo accrebbe:

»E al colmo giungerebbe,

nQualor per opra mia cadesse Arbace.

nlo stesso, io più non l'amo: alla vendetta

Soltanto aspiro, e la farò. Ministro

Ne sarà questo foglio.

Pera l'iniqua donna; altro non voglio.

(parte) SCE N'AITV. Gabinetto, come nell’ Atto I.

Mandane col seguito di Damigelle, e di Guardie%

indi pre nobilmente vestita,

Man. Non tosto Arpalice a me vedrete, (aila gente del suo seguito)

Come imposi, avanzar, che... giunge appunto:

ritiri ciascun. Questa si faccia (tutti par-

Ultima PEOSE tone}

Arp. Ond'è, che me cotanto,

| Me tua diva Mandane, onori? e mentre

in sontuose spoglie

Volgi le mie catene, Arbace solo

Vuoi, che ne sotfra il peso?

Man. Io te Cr RPorine

Perchè sperai, che grata

Poi mi saresti. In Loi ceppi avvinto Ritenni Arbace, acciò di scier quei ceppi Tuo fosse il vanto.

Ap. | E come? an

34 ATTO

Man. «Od: nel eupo

Suo carcere discendi: io non lontana

E ascolterò.

T'intendo:

bi sarai. Perch’ ei la fronte

Pieghi al destin... (con affanno , ed esitando Mad. (F remo in udirla.) paure) «Arp. | E spenga..

O tempri alb il mal concetto foco,

Tutto in uso 10 porrò.

Man. Non basta: è poco. Arp.Pregherò... piangerò... Man. Lagrime, e preci

I1o non comando, anzi le vieto. ll pianto Alla fiamma d' Amor nel seno accolta Porge alimento. rp. | E che far deggio Alan, TE, . Digli, che più non l’ ami; Che l’ire mie paventi E che per lui non senti Che un resto di pietà. Arp. Opra da me tu brami,, Che non fia mai, ch'io tenti: Mentir eosì gli accenti Il labbro mio non sa.

Fan. Ricusi?., ebben, ch'ei mora. (risoluta in atto di partire$ Arp: Ahd no... sospendi ancora. (tratte- Man. Ubbidirai! ° nendola) Arp. Chio dica (manifestando Di non amarlo! sommo ribrezzo)

AMan. . Estinte . i; | Sia dunque. i (come sopra}

Arp. Ah! cessa: hai vinto. (cedendo)

Man. Al tuo pietoso

Arp. Al mio spietato Maso

Man. Arp.

va 2

Man, LATp.

a 2

Alan. Arp. Man.

z4rp.

O =

SECONDO. 1 giorni suoi dovrà. Fi di dolor morrà. (Del fiero cimento Si affretta l'istante. Di speme... (ciascuna da se) D' affanno... Quest’ alma tremante Pascendo si va.) D'eseguir prometti, e giura. Sì... lo giuro: a lui mi guida. Chi per or di te si fida, Vendicarsi alfin saprà. (Che il mio bene io stessa uccida! Questa è troppa crudeltà.) (partono)

SO Dudc.

Gi &

Interno d’ antica Torre.

Arbace in catene, indi Megabise.

pra arida mai de’ mortali E istabile il destin | me jeri assiso ‘Im cocchio trionfal, di palme onusto Persepoli ammirò : me scorge adesso Nell’orror d’ una carcere:: questo E’ il maggior de’ miei mali. To d’ Arpalice, ‘To del padre: infelice

Ho presenti le smanie: io le raccolgo Tutte in messolo. Ah! questo è troppo...Oh vane Larve d'onor, lungi da mel... se il Cielo Vende a prezzo caro 1 suoi favori, Riprendetevi, o Numi, i vostri allori. Ebbi pur con voi fra l’armi,

Sommi Dei, comun la gloria:

scordai nella vittoria

Quale a voi debba onor.

56 ATTO lo saprò ,' senza lagnarmi,

Tollerar le mie catene:

Ma gli affanni al caro bene

Voi temprate, e al gemitor. Quante dolci speranze un solo istante Deluse, e dissipò |... per colpa mia Dolente il genitor...

Meg. Figlio... .(cercandolo)

Arb. Qual nomel... Qual voce lt...

Meg. Ah! caro figlio... (avvicinandosi)

Arb. Udii?... lo veggo?..

O m'inganna il desio ?

Mez.Non dubitar; son i0 -- per cupo, angusto, Sconosciuto sentier, dagli annì aperto Nel sen di cava rupe, a te scorse L’ altrui pietà. Deh! Se ti cal de’ nostri Giorni...

Arb. Deh! serba 1 tuo.

Meg. Lo stral tiranno Spezza.

Arb. Che chiedi? io ne morrai d'affanno.

Meg.Dunque mi segui, e fuggi.

Arb. E vuoi, ch'io lasci Te, caro padre, e lei, che adoro, esposti Alla vendetta di Mandane?

Meg. Osserva... (si

vede qualcuno a discendere dalla scala

Arb.Ritirati:.. chi scende? |

Meg Che fia? ‘©.’ (allantanandosi da Arb.)

SECONDO. 3a SCENA VI

Mandane , ed Arpalice, che discendono accom- pagnate da poche Guardie, che restano sulla scala , e detti.

Alan. Da te la sorte sua dipende).(ad. Arp., giunte che sono a piè della scala $&, indi si scosta da let)

Arb.( Chi mai ver me si muove

A lento passo? )

(Ah! dove (avanzandosi

Man. M' inoltro mai?) lentamente verso Arb.) Arb. (Donna mi sembra.) Meg. (lo scorse Femmineo manto.) SR Man. ( Alla difficil prova (os-

Ardir le manca.) servando la lentezza d’ Arp.) Arp. E' desso... ecco l'istante...) Arb.(Giusti Deil... qual sembiante!... (ricono-

| In quali spoglie !..) ... scendola)

Meg. (Oh Ciel.. sogno, o son desto?)

(fisssandosi in Arp.)

Arp.(Morir mi sento.) Man. .. CARI che sf perda, io temo.) Arb.(Tace...) |

«Arp. (Mi guarda...)

Arb. (Ah! che mai reea?) È

«ddrp. ; | (Io tremo.) a

Man.Arp.(Amor, che qua da guida, Regga la pn costanza.)

Arb.Meg.(Qual mai cagion la guida . ; À questa orrenda stanza?)

38 a 4 «Arb.

Man.

Meg.

e4rb, «Arp.

«Arb.

Arp. <Arb.

Man. Dfeg.

Afrb. a 4 Arb.

Arp. Arb.

ATTO (Incerto il piè s' avanza. Oh Ciel?.. che mai ‘sarà 2)

Più sereno il tuo bel ciglio

. Fra quest'’ombre a me risplende: Ma non so di qual vicende. Quel silenzio è a me forier.

Non ha cor... non pprrponde, 7 Ah! che troppo io mi fidai..

Son delusa... .invan sperai,

Che appagasse il mio voler.)

(Qualche arcano in lei si a h: Mesti gira intorno 1 rai.

Quai dubbiezze avvolge | mal

Nel suo torbido peristerP) (meravi- gliati del silenzio d’ Arp., ed esami- nandone in distanza i movimenti)

Taci ancor? (ad Arp.)

(Si compia omai | Questo barbaro dover.)

Vuoi, ch'io parli?.. (Oh Dio!. )M'ascoltà Più per te... non sento amore... To del mio... tu del tuo core (sempre Puoi disporre a tuo piacer. esitando)

Ove son?... che fu?... sognai?...

Tu parlasti?... io t'ascoltai?.. (con (Infelice!...) sommo trasporto). A che venisti?.,,

Venni.,, udisti.., io... tu... (Sì perde.. .) (Sì confonde...) . 1 Jo manco.. (Ohime!) (ciascuno

Scordo: il proprio sentimento)

AhUoerudel...

( Chi può, resista.) Tu non m ‘ami? i

SECONDO. 36

(ES

Arp. ‘vue Anzi.ti adoro. Per salvarti...0 040" Arb. . Ah! mio tesoro... (si ab- infante eee brdeciano)

Man. Meg. Donna egregia...

gene Oh Ciel! qual vista! (Man., ed Arp. nel veder Meg.; Arb.;.e Meg. nel veder Man.) giu

a 4 Arb.Meg. Dell’ affanno -- dell'inganno | La cagione or so qual è. Man.Arp.Un affanno -- più tiranno, Più crudel del mio non v'è. (si ode ru- mor d'armi, e di colpi alla porta) a 4 Qual d'armi orribile © * °° Frasor qui sode? - Coro esterno Dall'empio carcere ‘Sì tragga il prode. Arp.Meg.Arb. Qual fiero strepito | Man. Qual nera frode | Coro Ah! no, Persepoli Nol soffnira. ; Custodi, olà.

Per vie recondite (le poche Guardie, vet che si trovano nel sotterraneo, le si radunano intorno)

Un varco apritemi... | Più d'una vittima © SOR Con voi cadrà. (‘agli altri tre) a 4 Sia pure il cielo T'urbato, e fosco | lo non conosco Che sia viltà. (partono in confu- sione per diverse bande. Mand. è scortata dalle sue Guardie)

Man.

#40

Corse

ARTO SCENA VII.

Esterno della Torre. Coro di Soldati ; indi Idaspe solo.

59 tue ritorte... L'ingiusta morte... Ah! no, Persepoli Nen soffrirà. (in questo mentre viene abbattuta la porta, e i Sol- dati entrano) | Qua! tumulto è mai questo ! Chi lo destò ?... si vuol dai lacci Arbace Disclorre a forza ; ed io le trame ancora Preparate non ho. Si custodisca All’ uopo intanto il prezioso foglio. Ah! troppo presto, e non so come, in parte Prevenne il caso i miei disegni ..all’arte. (parte in fretta)

SCENA VIII

zirbace , e Coro di Soldati, che lo traggono a forza dalla prigione.

Arb. Au no... cessate...oh Dio!... perchè strapparmi

Dal sen dell'innocenza ?... Ah! voi ribelli Siete per me... per voi cemincio anch'io Quasi a credermi reo... se di Mandane l’ soverchio il risor... se ingiuste sono Le mie ritorte, i Numi Le spezzeran: che solo ai Numi è dato Giudicar dei Regnanti... A chi ‘ragiono ?... (i II forza gli tolgono le catene) Stelle!... a dispetto mio libero io sono,

| SECONDO. 41 Son libero, è vero, (alcuni dei Seri Ma in braccio alle pene... ti partono) Ma doppie catene Mi sento ‘nel cor. Dei giusti rimorsi. Mi opprime l'eccesso: E sono a nie stesso Oggetto d' orror.

Coro Tu serbati in vita: Fia nostro l’ error. Arb. Non compro la vita

A. prezzo d'onor. Altro Coro di Solduti. I Contro noi da Mandane quispiato(di ritorno) Folto stuol di Custodi affretta: D'altra parte il nemico già vinto Sorge ancora, e respira vendetta. Arb. (Che mai sento!) Coro 1. Sostegno al nemico Contro lei questo braccio sarà. Tutti. Tuciguida,eilsuoscettro cadrà.(ad Arb.) Arb. Cedo alfine: un acciar mi porgete. ( Della patria il periglio m'invita.) Ah! che adesso è a me cara la vita, I E'a me cara la mia libertà. Coro Non si tardi: o ‘costei sia punita, O detesti la sua crudeltà. Arb. Ai cimenti, ai trionfi, alla gloria Altro campo il valor ci aprirà, (partono)

SCENA SEX, Giardino. | Mandane, indi Barsene.

Man. Porentissimi Numi! e v'è chi tenta D'opporsi al mio voler? Ma già gli audaci

42 ATTO Avran col proprio sangue Fspiato l’error.

Bar. Soffri uu» Regina, Per quella, onde mi onori, Dolce Amistà.

Man. Che dir mi vuoi ?

Bar. ° Che tutti Perduti siam, se, mentre Il Nemico risorge, e nuove aggiunge Forze ai raccolti avanzi Di perduta battaglia, in abbandono Lasci così te stessa, e noi; d'altro Cura tl prendi, che È Arbace.

Man. All uopo Io già provvidi; e il bd le scarse, Che Belesi adunò furtive squadre, Opra sarà d’ un solo istante. Il mio Peggior nemico è quì : la mia grandezza, La mia felicità costui m'invola.

Bar.Deh! Rifletti... ,

Man. “Non più: lasciami sola.

(Bar. parte) SCE EN ASIPR.

Mandane, indi Megabise : poi Arpalice: finalmente Idaspe. 4

Man. Ni d' Arpalice intanto So vendicarmi. E di qual fallo è rea? Treppo io pretesi.

Mes. Ah! mia Regina...

Man. Ed osi Tornarmi innanzi?»

Meg. E che ti feci?

Man. E' colpa. L' esser padre ad Arbace.

Meg. Fbben, cominci Da me la tua vendetta, e non dal figlio,

SECONDO. 45

Man.Che mai reca Arpalice

Sollecita così? (dopo aver osservato) Arp. Porgi, o Regina,

Cortese orecchio ai detti miei. Man. Vuoi dirmi,

Che Helesi risorse, e che si accrebbe

In te la speme. (convamarezza) Arp. Ah! no: quant'io son lieta,

Che viva il mio german, tanto mi duole, Che guerra ei porti. Il mio periglio forse: Glì armò Ja destra. A lui mi rendi, e l'armi Ei deporrà. Concedi Lungi da’ Regni tuvi-- qual più ti piace,. Asilo a noi -- più mi vegga Arbace. Id. Libero è Arbace,e molta (a Man.) Seco traendo insana turba, al campo Del Nemico uni. | Man. vi Gome? » Meg. Tu menti, (ad 1a) Arp.Esser non può: Id. Costei (a Man. accennando Aep.) l'inge ignoranza: eppur sedusse ‘1 primi Fra tloi Custodi; eppur tentò, ma invano Secreta fuga.

Arp. Ah! qual calunnial io tutti Ne invoco i Numi in testimonio. Td, «— Ed io (mostrando

‘il foglio consegnatogli da Belesi) Worth da te mal custodito foglio. Arp.Che foglio è quello?

Man. A me lo” porgi. (Id. con- segna il foglio a Man.) (ad Am) i lo l'ebbi “Da un mio fedel, che penetrò di furto Nelle tue stanze. (Man. intanto legge)

«Arp. Ah! menzognero!

44 ATTO Man. Oh strana «Enorme fellonia! qual mai supplizio (ad Arp.) Darti poss'io, che i tuoi misfatti adegui? Arp.Ma Regina... Man. Non più... Arp. Fede a quell’empio Deh! non prestar: t'inganna: è mio nemico, , E forse tuo. vee {79 Che dici? Man. Ola... si tragga (alle Guardie che si accostano ad Arp.) Tosto a morte l’indegna.

Arp. Ah! Megabise... Meg.Orror fai. Arp. Ma doyve...

Deve son io?.. la Reggia E' questa di Persepoli? 0 comune Han quì con voi dimora Le scellerate Eumenidi?.. ah si mora. Voi vivrete ai rimorsi, all’ire, all'odio, All’orror delle Genti: Cesseran con la vita i miei tormenti. Io morrò, ma la mia morte (or a Man,, Forse a voi sarà funesta: ora a Meg.) Chi sa quanto ancor vi resta A dolervi a palpitar! Che si tarda... a morte... oh Dio!., goal nm’ opprime acerba doglia!.. el veder la fredda spoglia L' idol mio che mai dirà! Le sue querele Nel cor già sento: L'idea crudele Di quel momento 4l sen mi lacera, Languir mi fa. (siascolta rumor di trombe)

SECONDO. 45 n 4 Suon di trombe!... ah! chi sa mai Di qual sorte è a noi forier? Coro À’ tuoi passi, ovunque vai, di dentro Sgombra Marte ognisentier. (in distanza

SCENA XI

Barsene, Coro di Damigelle, e detti: indi Arbace, e Coro di Guerrieri.

Bar. A rbaco è vincitor. Man. Prima ch'ei giunga, Colei si sveni: (le Guardie la circondane per eseguire)

Arb. Olà.... pugnai, vineesti :

ti basta? (le Guardie si ritirano } Id. (Che fia ?) (confuso) Man. (sorpresa) (Sogno, o deliro d)o iMeg.(Dunque Idaspe menti.) Arb. Mio ben.... Arp. (si abbracciano) Respiro.

Come in un punto solo Tutto cangiò sembianza | Dove albergava il duolo, Risorge la speranza: D'’ insolito diletto Bi Brillando il cor mi va.

Cori D'un innocente affetto

Ebbero i Dei pieta.

SCENA XII Belesi insieme ad altri Prigionieri, Guardie, e detti. did. e: i più distinti prigionieri osserva (aMan DD ‘» Belesi

Ah! mio germano.... (andandogli incontro)

46 ATTO

Bel. Alle ritorte Sperai sottrarti, e mi tradì la sorte.

AMan.(Son fuor di me.)

Meg. (ironicamente) | D' onde sapesti , Idaspe, » Che ribelle alla patria il figlio mio

Vela Quì ritornava ?

Arp. » E ch'io, » Perchè libero ei fosse, i suoi custodi » Sedotti avea.

Arb. » Parla. Man. » Rispondi. Id. (confuso) » Io fur..

» Credei.... mi parve, Bel. (a Man. additando Id) »E'un traditor colui. Man» Ma questo foglio... (a Bel.) Bel. - lo vergal, ma 1 sensi

» Ei ne dettò. Arp » a me sn Th e inyece.. Id. "Che giova il simular? di te, d’ Arbace (interrompendola con forza) Meditai la ruina, e se non era Per altrui man disciolto, Ottenuta l'avrei. Bel. Quella v' aggiungi (ad Id.) Della Regina: il promettesti. | Meg. (al medesimo) Indegno! Man.Custodi, a voi consegno Il reo: morte non già; soffra in eterno Carcere eterna pena.

Id, Ah! Regina,.

Man. . Non più : va, scellerato. Id. Ah! Barsene.. Bar. Ho rossor d'averti amet.

* (parte Id. disperatamente fra la Guardie) rb.Or ascolta, o Mandane. Man.(Che mai dirmi yorrà:?) Arb. Per tua difesa

SECONDO. 47 Tornare in libertà, stringer l’acciaro Senza colpa io potci: Ch' or lo deponga A’ piedi tuoi;.che alla prigione io torni, Esige il mio dover. . . Meg. (Che sentol) Man. - (Oh rara Inaudita virtù!) etici Arp. Comel che dici? (ad Arb) Ah! non fia ver. Ti rendo il cor; ti assolvo D’ogni promessa. Ad esser grande impara Più, che non sei: vinci te stesso.

Arb. (ad Arp.) Ammiro ia La tua agro DICI Int ;

rp. 10!) (sospir. di soppiatto Arb. | Mi. sd Man. | (Qual cimentol) Meg.(Che mai risolverà! (osservando Arb.) Ar Mandane è degna

Del tenero amor tuo. Per mio ‘conforto (quasi piangendo) Mi sovverrò ; che al par di. me ti adora. Man.Nè di farmi arrossir cessate ancora? (risoluta) Sciolgansi i ceppi ai prigionieri. Arbace.... E sposa, e regno a te promisi; e serbo Le mie promesse. In lei (additando Arp.) La sposa io.t'offro; e il suo paterno regno, Che ad essa io rendo, in dote avrai.

Arp. (confusa) Regina...

Arb.Ah! questo è troppo.... (egualmente)

Arp. Al grato cor gli accenti Mancano....

Arb. E qual mercè ?

Man. D’obblio spargete Quanto per me finor soffriste.

Meg À more

Fatto di se maggiore - oggi sorride All’ eroica virtù, che in voi si vide.

48 ATTO SECONDO. Mandane, Arbace, Arpalice.

Di procelle a noi foriera . Fiammeggiò la nuova aurora: Poi ridente innanzi sera D'aurea luce il Sol brillò.

Di più nobile carriera Oggi l’orme Amor segnò.

Quel fulgido raggio Degli astri clementi, Che inspira coraggio All alme innocenti, Quì sempre risplenda Propizio così.

Barsene, Megabise, Belesi, e Core.

Esempio ne avranno Quei deboli amanti, «Che un giorno sapranno Le prove costanti,

Le chiare in amore

Vicende d'un dì.

Fine del Melodramma.

CESARE IN EGITTO BALLO EROICO-ISTORICO

IN CINQUE ATTI

INVENTATO E COMPOSTO

DA GAETANO GIOJA.

Pi

IL COMPOSITORE DE BALLI AL

RISPETTABILE PUBBLICO MILANESE.

(i hiamato all’ onore di servirvi da recentissima epoca restar lunga pezza dubbioso se accettar doveva un grave incarico. Mi confortava la speranza pel cortese compatimento vostro dd altre nue fatiche accordato; mi riteneva il rimore di non poter presentarvi in breve rempo un’ opera degna di voi, e del vostro uluninato giudizio. Vinse final mente in me l'idea, che mal si aspira illa gloria da chi non. affronta corag- rioso 1 cimenti, ed a null altro pensai che @ darsi prova del mito. rispettosa uttaccamento coll offrirvi ad ogni costo

zl fruito de mie sudori. Piuttosto che presentaroi pel primo spettacolo un la- voro, che necessariamente avrebbe do- vuto risentirst delle angustie del tempo, immagmnar di riproturre il mio Cesare, che fu da voi si generosamente gradito. Se questa mia composizione fosse quella fortuna , che’ al dir d’ Orazio = decies repetita placebit = ogni mio voto sarebbe compiuto: ma se Sore al contrario, to reclamo la bontà VOSTrA pel secondo esper mento, in cui tutto ampiegherò il mio zelo per meritarmi la ‘vostra preziosa approvazione.

ARGOMENTO. 55

N

Dopo la celebre battaglia ne campi. Far- salici inseguendo Cesare il fuggitivo Pompeo giunse in Alessandria, ove gli fu presentato il capo reciso di quel grande ed infelice nemico da quell’ istesso infame Teodoto, Ministro di Tolomeo, cne ne avea consigliata la morte. i

Sono note le lagrime di Cesare a quella vi- sta, ed il tempio fatto da lui erigere all’ Indigna- zione sulla spiaggia d’ Alessandria.

Entrato in quella Città si prevalse di tale occasione la bella Cleopatra per rivendicare i suoi diritti al trono, cui era stata chiamata insieme col fratello Tolomeo Dionisio dal testamento del co- mune loro padre Tolomeo Aulete, e donde pure era stata allontanata dai Ministri del giovine Re, avidi di tenere le redini del Governo.

Fidando essa su i proprj vezzi, recossi di notte avviluppata in una lunga veste fino nella camera di Cesare, ove fu introdotta da un suo fedele, chiamato Appollodoro. Le seduzioni con cui lo vinse; la cospirazione tramata contro di esso da Achillas instigatore del giovine Re; il pericolo da lui corso gettandasi in mare, e salvandosi a nuoto; e la vittoria in fine, in cui morì annegato Tolomeo, sono i fatti che ricondussero Cleopatra sul trono d' Egitto.

Su questa istorica tela appoggiata alle testi- monionze unanimi di Plutarco, Appiano, Sye- tonio, ed altri molti autori, è fondato il presente Ballo, nel quale è stata introdotta Cleopatra sotto le sembianze di Venere, giovandosi della notizia egualmente tratta dalla storia della Statua di Cleopatra, che Cesare fece porre accanto a quella di Venere madre in Roma, nel Tempio ove vene- ravasi quella Dea dalla famiglia Giulia come origine della loro casa.

54 PERSONAGGI

ROMANI.

CAJO GIULIO CESARE, Dittatore.

Sig. Giovanni Coralli. Tripuni Militari, e ConFiDENTI di Cesare, PUBLIO. Sig. Filippo Ciotti. DECIO, Sig. Pietro Cipriani. CAVALIERI, Lirrori, GUERRIERI.

EGIZIANI.

CLEOPATRA, sorella di «Signora Antonia Dupen.

TOLOMEO DIONISIO,; Re di Egitto, Signora Maria fusi

APPOLLODORO, uno de’ primarj del Regno, Confidente di o Sig. Giovanni Grassi.

ACHILLAS, . Confidente , Generalissimo ‘delle Truppe di Tolomeo ,

ed amante non corrisposto di Cleopatra.

Sig. Giuseppe Bocci.

GranpI della Corte di Tolomeo.

FOTINO. Sig. Pietro Trigambt.

TEODOTO. Sig. Domenico Rossi.

SUSISCANE. i

Sig. Giovanni Francolini. ARSAME.

Stig. Giacomo Trabattoni, ARIOMARDO..

Sig. Carlo Bianciardi,

i ( Margheri fa Bianchi.- Clarice Barufaldii

ONFIDENTI, è @/ Con NAST i } Maria Bocci. - Giuditta Soldati.. DamIGELLE di Signore Wii e) Maria Bresciani. - Carolina Sirtori. HATDI Maria Santambrogio. - Lucia Rinaldi. DONZELLE. i PRIMARI DEL REGNO.

GUARDIE.

L’ azione si finge in Alessandria d’ Egitto.

ATTO. PRIMO.

Atrio della Reggia corrispondente al mare. Statua di Pompeo in atto ‘di coronare ‘Tolomeo: Dionisio. Flotta di Cesare in distanza.

A olomeo informato dall'arrivo di Cesare ri- mane dubbio e pensoso sul modo di ‘accoglierlo. Fotino gli presenta sotto ricco drappo la testa di Pompeo, ucciso da essi per accattivarsi così la benevolenza del vincitore. La nota clemenza però del Dittatore Romano, spaventa Tolomeo pel suo assassinio. Appollodoro lo consiglia a nascondere il delitto, ‘A:chillas a giovarsene sperando, e que- sto consiglio prevale. i Approdano le galee di Cesare ; ne sbarcano alcune coorti Romane; e poco dopo l’' Eroe. La ‘presenza d'un tant uomo produce la generale am: ‘mirazione. Cesare abbraccia il Re, gli domanda ‘conto di Cleopatra, ed i confidenti di Tolomeo ‘per distrarlo da questa idea gli presentano la testa di Pompeo. Magnanimo sdegno del Dittatore, ed ‘ordini di severa vendetta contro 1 rei da una parte; rabbia, e dolore di Tolomeo, e de’ suoi confi- denti dall'altra. Ordina Cesare che s'innalzi un ‘superbo monumento all’ estinto rivale. Appollo- ‘doro si offre per questo incarico ed è gradito ed ‘accettato, dandosi al tempo stesso dal. Dittatore ordini segreti a Publio, e Decio per la punizione \degli assassini, che vengono arrestati. | Gli Egiziani ne fremono; le donne impietosi- ‘te sinterpongono; Cesare s'avvede dei mal celati isdegni di Tolomeo, ma non li teme, e non cede: Tutti partono da varii affetti commossi. È.

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56 Notte.

Giunge Cleopatra in un battello avvolta in lunga mentita veste. S'incontra in Appollodoro, che scortato. (da alcune guardie con accese faci, recando seco l’ urna di Pompeo avviava per | compiere il ricevuto incarico. Sapendo essa quanto potea fidarsi in Appollodoro gli si scopre, e gli svela il suo disegno di recarsi tosto da Cesare ; esso le si offre di guida, e licenziando le guardie la conduce seco col favor? delle tenebre.

ATTO SECONDO.

Gabinetto; Alcovalchiusa;; porta che conduce all’ appartamento; di Cesare $ lampadi accese.

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Sorte Appollodoro cautamente dall’alcova, ed entra nell’appartamento di Cesare, donde rie- sce tosto con Cesare stesso in aria di volergli con- fidar qualche segreto. Elude egli per breve tempo, e con ilare volto le domande del Dittatore, fin- chè dato tempo a Cleopatra di eseguire la medi- tata sorpresa, si alzano improvvisamente le cortine dell’alcova, ove si vede quella vezzosa Regina sotto le spoglie di Venere, corteggiata dalle gra- zie, ninfe, amori, gen), e zeffiretti nel più sedu- cente apparato. Incanta ella di fatto il Romano guerriero, e coglie quel momento per rivendicare i suoi diritti, e regnare col fratello sull’Esitto. Cesare gliel promette, ed ordina che si chiami Tolomeo.

Giunge Tolomeo accompagnato d’ Achillas, e, restano entrambi sorpresi di trovarvi Cleopatra; Cesare impone. al Re di eseguire la volontà del

h padre, Tolomeo ricusa adducendo vari te intanto Achillas freme di gelosia, asconde questi moti a Cleopatra, che dispregiandolo torna a pregar Cesare perchè non l’abbandoni.

Achillas prende quel momento per cousigliar Tolomeo di fingere , prometterdo. di vendicarlo ; solo che gli pEAStL ‘per poco il suo manto reale. Tolomeo si arrende al consiglio, e. fa credere a. Cesare di esser,pronto a far quanto, brama. Do- manda però in grazia che siano posti in libertà i suoi cortigiani. Cesare lo appaga, ed ordina una magnifica festa per l'incoronazione dei due Sovrani,

Essendo inoltrata la notte, Cesare congeda tutti e si ritira nel suo appartamento. Appena Cleopatra ha chiuso gli occhi. al sonno nell’ alco- va, rientra Achillas col manto reale per effet- tuare il suo perfido disegno. |

Soffermatosi alquanto a vagheggiar le bellezze di Cleopatra che dorme, urta inavvedutamente in una lampada, al cui cadere, udendone il romore, esce Cesare , e si arresta sull’ uscio del suo appar- tamento, chiamando le guardie. Tenta Achillas d'assalirlo ed ucciderlo, ma Cleopatra destandosi l’ impedisce, ;' ed il traditore è costretto ia fuggire non conosciuto da Cesare, lasciando in di lei mani il manto reale.

Quasi nel tempo stesso sopraggiunge Tolomeo, che infuria vedendo Cesare vivo, ed il proprio manto in mano della sorella. Interrogato da. Ce- sare sul misfatto non volendo sagrificar l’amico, resta in silenzio: ne viene perciò creduto l’auto- re, si ordina il di lui arresto, ed è condotto via fra le guardie Romane. Cesare decreta che Cleo- patra regni sola; i Romani, e le di lei donzelle esultandone, tutti ritirano.

53 | ATTO TERZO.

Galleria preparata per l’ incoronazione. Trono in prospetto. Loggie che guardano il mare.

li mezzo ‘al giubilo di una folla di spetta- tori per la prossima coronazione di Cleopatra ven- gono introdotti i liberati fautori di Tolomeo, che simulando riconoscenza, ed attaccamento uni- scono a celebrare la coronazione di questa Regina. Fotino però fra di essi cospira inosservato ‘con alcuni altri a danno di lei, e de’ Romani.

Piomba frattanto Achillas con molti Egi- ziani armati sul spettatori. Fotino coi suoi esce ad opporsi ai Romani che vengono di fuori in ajuto; Tolomeo liberato anch'esso da uno de’ suoi aderenti viene a compiere il tradimento. Invano. si frammischiano le Donzelle ad impedire tanto. orrore. I Romani sono costretti a cedere, e riti+ rarsi. Cesare stesso dopo aver fatto prodig) di va- lore non trova altro scampo che di gettarsi da una loggia nel mare, lasciando in mano de’ ne- mici il proprio scudo. Cleopatra desolata’ ed ab- battuta è condotta semiviva fra le braccia delle sue Damigelle.

ATTO QUARTO. Atrio Ie conduce Dadi appartamenti reali.

Gioia: in preda al più vivo dolore ricusa- ogni consolazione , e mostra’ il suo abborrimento a Tolomeo che sopraggiunge. Entra in quel mo- ento Achillas collo scudo di'Cesare, ed issicura che quello è il pegno della motte del medesimo in mare. Diviene allora smaniosa la misera Regina,

e ributta aspramente le tenerezze di Achillas, cn avea frattanto ricevuta la promessa da Tolomeo di averla in isposa in premio de’ prestati servig;).

Ferma: ed imperturbabile la Regina contro

ogni fraterna minaccia vede improvvisamente can giar faccia alla sorte coll’arinunzio di Fotino , e di Teodoto che Cesare vive, e che i Romani da lui guidati fanno inauditi sforzi di bravura. : Tolomeo fuori di se pel furore, ordina che la sorella sia racchiusa in un orrido sotterraneo, confidandone la guardia ad Achillas, e va egli stesso a porsi alla testa de’ suoi per vincere, (0, morire.

Achillas:, scacciando le afflitte seguaci della Regina, che inutilmente vorrebbero opporsi, strascina Cleopatra in una cataratta che porta al cupo sotterraneo destinatole. Appollodoro soprag- giunto vede a caso il tutto, e corre inorridito ad avvertirne il Dittatore.

ATTO QUINTO. Orrido luogo nell’ interno della Reggia.

If perfido Achillas ebbro d'amore usa ogni via per placar la Regina, ed indurla ad amarlo, ma trovandola sempre più fiera, e costante in gia borrirlo le minaccia di lasciarla ivi sepolta, e si avvia a tale effetto alla scala di sortita. Resta un istante incerta Cleopatra, ma un forte, e sempre crescente rumore verso la parete di prospetto dei sotterraneo la rinfranca, e si decide di aspettarne l'esito.

Aumentandosi sempre più lo strepito cade finalmente il muro suddetto, e si scopre di una parte della Città d’ Alessandria, ove si veggono

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le macchine che hanno servito ad abbattere la muraglia, e gli Egiziani inseguiti da ogni parte dai Romani. Dopo breve pugna Tolomeo si getta nel più folto della mischia per morir da valoroso. Cesare condotto. da Appollodoro entra nel sotter- raneo ove divide la sua gio)a colla bella Regina. Poco manca però che tal gio)a non gli sia fune- sta, sorpreso dall’audace Achillas che tenta ivi di nuovo di. ucciderlo. Accorre però Decio in tempo ad! arrestare, e trafiggere quel traditore. Publio reca prigionieri Fotino, Teodoto, e gli altri loro partigiani. Depongono allora gli Egizia- ni tutti le armi, ed ottengono pietà dal vincitore, terminando così con lieto quadro l'azione.

L'ALLIEVO DELLA NATURA BALLO SECONDO DI MEZZO CARATTERE

IN TRE ATTI

INVENTATO E COMPOSTO DAL MEDESIMO

GAETANO GIOJA.

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ARGOMENTO.

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L Ammiraglio Smith navigando con la sua giovine sposa Enrichetta , e con Sofia primo frutto dei loro sponsali ancora lattante, ad oggetto di raggiungere nell’ Indie occidentali il suo genito- re, a cul era commesso il governo d’ una' parte di quelle , venne assalito da fierissima tempesta in vicinanza d’un’ Isola affatto disabitata, e naufragò miseramente fra gli scoglj, che quasi d’ ogni intorno la circondavano. Tentò l'infelice per alcun tempo lottando con le onde di prosve- dere alla salvezza della sposa e della figlia, ma diviso per la violenza degli irritati elementi dalle medesime, solo, ed a gran stento potè salvarsi giungendo a nuoto sull’ incognita deserta spiag- gia. Ivi abbandonandosi alla sua disperazione, e risoluto di morire, volle lasciar qualche memo- ria della sua sventura incidendo sopra un massa con la propria spada l’ iscrizione

PREDA QUÌ FUR DI MORTE DI SMITH L’ UNICA FIGLIA E LA CONSORTE.

| Non aseva appena condotto a fine il suo di segno che altro naviglio Inglese passando a casa

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62 I

in poca distanza dall'Isola, ed osservandosi dai marinari i segni d'un recente naufragio, i Co-. mandanti del medesimo » affrettarono d' accorrere in soccorso di qualche sventurato che potesse non essere ancora perito. Venne in effetto ritrovato sulla spiaggia, e riconosciuto l’afflittissimo Smith ed obbligato con dolce violenza a deporre il funesto progetto d’ abbandonar la vita , e ad imbarcarsi con loro per l’ Inghilterra. Intanto la piccola So- fia, creduta estinta dal padre, galleggiando con la sua cuna sull'onda fu spinta al lido in altra parte dell’ Isola, dove trovata avventurosamente da una capra selvaggia fu dalla medesima con pietosa cura allattata fino all’ età di tre anni, e quindi pascerndosi dell’erbe, e dei frutti, onde abbondava il terreno pervenne al terzo lustro non avendo altra nozione che degli oggetti che la cir- condavano , e della capra sua benefattrice. Av- venne che a tal epoca un bastimento comandato da Lord Rutland approdando all’ Isola per far | provvigione d’acqua, dai marinaj del medesimo fu veduta e sorpresa la capra nutrice di Sofia, che spinta dalla riconoscenza e dalla desolazione fu costretta a presentarsi a degli esseri, ch’ ella ancora non conosceva, per ottenerne a forza di ge miti, datti supplichevoli, e di lagrime la restitu- zione. La scoperta di questa giovine interessantis-’ sima per la sua ingenuità, e per l'assoluta ieno- ranza d'ogni idea di civilizzazione forma ilprincipal soggetto dell’ azione, d cui pon fine l’arrivo dell’ Ammiraglio Smith, che desideroso di rivedere il rozzo monumento da lui consacrato alla memoria della figlia e della consorte, ritrova fuori d'ogni

sua speranza vivente la figlia, riconoscendola dal .

proprio ritratto, che fortunatamente era rimasto

appeso ul di lei collo quando naufragò, e che

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65 fu dai marinaj di Rutland ritrovato nella spelonca, che servi ad essa per tanti anni di ricovero. Ne accorda quindi la mano al Comandante Rutland, che acceso della bellezza, e dell’ innocenza della medesima gliela domanda. in consorte.

L'azione incomincia dall’ arrivo del basti- mento di Lord Rutland all’ Isola Deserta.

AST.TORI,

SOFIA, figlia di

Signora Antonia Dupen. LORD SMITH, Ammiraglio.

Sig. Giovanni Grassi. ti LORD RUTLAND, Comandante. ‘© Sig. Caterino Titus. SOMMERSET, Capitano.

Sig. Pietro Trigambei. LADY RUTLAND, sorella del Comandante. —. Signora Margherita Bianchi... VS ( Giuseppa Pacini.

AEG Te faire) Ue E Carolina Sirtori,

Uffiziali.

Soldati.

Marinari.

Mori, |

6 : VARIAZIONI DI SCENE,»

ATTO PRImO.

Parte incolta d’'Isoletta disabitata a vista del mare, ornata indistintamente dalla natura di strane piante, di capricciose grotte, e di ramosi cespugli. Masso quasi ricoperto dai medesimi, sul quale si legge a suo tempo l'iscrizione,

PREDA QUÌ FUR DI MORTE DI SMITH L'UNICA FIGLIA E LA CONSORTE.

\ 1TT0 SECONDO.

Interno della camera del Capitano sul Ba- stimento di Lord Rutland.

ATTOTERZO.

Cassero del Bastimento festivamente ornato per celebrare con danze le nozze di Rutland e Sofia,

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